Il canone di Peter Thiel
di Marco Dotti (Università di Pavia)
Nelle sue conferenze sull’Anticristo, Peter Thiel ha disposto in fila quattro secoli di letteratura, da Bacone e Swift fino a Watchmen e One Piece, leggendo un fumetto e un manga con la serietà che un teologo medievale riservava ai profeti. Dietro l’apparente stravaganza c’è un’operazione precisa: spostare la disputa escatologica dove oggi si forma il senso comune, e procurarsi un canone su misura. Storia di una lettura figurale, dei suoi colpi di genio e dei suoi punti ciechi.
Una punta nera con due occhi, una bocca e una corona governa il mondo da ottocento anni. Si chiama Imu, figura enigmatica. Vive in una terra collocata nel punto più alto del pianeta, regna dalla fine di un secolo cancellato dalla storia, il Secolo Vuoto, il cui studio è proibito ai profani, e si serve di cinque vegliardi che si fanno chiamare «santi». Da quasi trent’anni milioni di lettori inseguono le rivelazioni con cui Eiichirō Oda, capitolo dopo capitolo, scioglie i misteri di One Piece che, con oltre cinquecento milioni di copie, è il manga più venduto di sempre. Tra i suoi esegeti più zelanti figura oggi il fondatore di Palantir Technologies, Peter Thiel.
Al manga Thiel ha dedicato un saggio pubblicato nell’autunno del 2025 con Sam Wolfe su «First Things», il mensile del conservatorismo religioso americano fondato nel 1990 dal pastore luterano Richard John Neuhaus, poi sacerdote cattolico, e un passaggio centrale della seconda conferenza romana sull’Anticristo, il 16 marzo scorso. Thiel dispone in fila quattro opere, lette come stazioni di un canone carsico, raccolto attorno a una sola domanda: la scienza fiancheggerà o rallenterà la venuta dell’Anticristo? Ogni opera occupa, parole sue, un quadrante.
La Nuova Atlantide di Bacone (1626) si colloca nel quadrante pro-scienza e anti-cristiano, i Viaggi di Gulliver di Swift (1726) in quello cristiano ma anti-scientifico, il fumetto Watchmen di Alan Moore (1986-87) in quello anti-scientifico e anti-cristiano. A One Piece è riservato quello pro-scientifico e pro-cristiano, l’unico che Thiel sembra rivendicare anche per sé. La mossa più audace dei suoi «sermoni» romani riguarda un canone apparentemente consolidato (Bacon-Swift), che Thiel ribalta servendosi di due «fumetti»: Watchmen e One Piece. I lettori accademici si fermano ai primi due titoli perché canonizzati come grandi classici, ma commettono due errori simmetrici. Primo errore: li trattano come libri senza tempo, anziché come strumenti situati. Secondo errore: ignorando le opere meno rispettate dall’accademia, restano «intrappolati nel XVIII secolo». Bacone, in altre parole, aiuta a leggere il Seicento assai più del presente.
Per tre secoli la disputa resta confinata in questi termini, opponendo la fede a una scienza utopica o viceversa. La torsione, nella lettura di Thiel, arriva nel 1945. Con Los Alamos l’immaginario scientifico si rovescia da utopico in apocalittico, e i nuovi profeti dell’unificazione planetaria invocano un potere globale per fermare la scienza, anziché per compierla. Thiel li chiama «legionari dell’Anticristo». Watchmen nasce in questo clima. Il miliardario Adrian Veidt, alias Ozymandias, inscena una finta invasione aliena, sacrificando milioni di vite e ottenendo in cambio un governo mondiale nel nome di «pace e sicurezza». È il prototipo del pacificatore tardomoderno che conquista il potere agitando la paura della fine. Moore si ritrova qui, senza volerlo, d’accordo con Carl Schmitt, secondo cui l’umanità è incapace di unificarsi politicamente perché priva di nemici su questo pianeta, e dunque costretta a inventarli.
In One Piece il sovrano occulto porta il nome di Nerona Imu, eco di Nerone, il cui nome ebraico in ghematria, il computo ebraico delle lettere, vale 666. Letto al contrario, Imu dà «umi», il mare in giapponese, e ricorda la bestia che sale dalle acque oscure che ristagnano negli abissi. Thiel ne ricava una storia del regno dell’Anticristo, a suo giudizio superiore in tutto a quella di Moore, perché unisce la speranza nella scienza alla speranza cristiana in una liberazione che irrompe dall’interno della storia.
C’è un punto che anche la migliore letteratura sull’Anticristo, ha spiegato Thiel nella prima conferenza romana, non è riuscita a cogliere. I due romanzi che la tradizione gli ha dedicato, il racconto di Vladimir Solov’ëv (1900) e Il padrone del mondo di Robert Hugh Benson (1907), ne sono l’esempio. In Benson l’Anticristo seduce il mondo con discorsi ipnotici, in Solov’ëv con un libro «ipnoticamente eloquente». In entrambi i casi un deus ex machina demoniaco. Ma nessuno dei due – ecco il punto – aveva potuto prefigurare l’atomica. Quel vuoto lo ha colmato la storia, a Los Alamos. Dopo Hiroshima e Nagasaki, la città dei cristiani giapponesi, all’Anticristo non servono più eserciti o armi, basta la paura. Sale al potere parlando di catastrofi imminenti e spaventa l’umanità per ottenere il controllo della scienza. Lo stesso Oppenheimer concluse che senza un governo mondiale la pace permanente sarebbe stata impossibile.
La figura di Solov’ëv merita attenzione, perché il suo Anticristo è benevolo. Filantropo, pacifista, vegetariano e amico degli animali, è autore di un libro intitolato La via aperta verso la pace e la prosperità universale. Sergio Belardinelli, commentando le conferenze di Thiel, ha osservato che a questo seduttore mancava una sola spinta per vincere, e che il nostro tempo gliel’ha fornita: la paura del futuro è diventata il «propellente ideale» dell’Anticristo. I suoi eredi tardomoderni gli somigliano per antifrasi. Ozymandias, in Watchmen, è l’uomo più intelligente del mondo, ma è soprattutto il benefattore che salva il pianeta sterminando una città. Moore costruisce il personaggio in modo che il lettore fatichi a dargli torto. Come non convenire con chi «dice umanità»? In One Piece la benevolenza si è fatta istituzione, un Governo Mondiale che siede in una Terra Santa, si affida a vegliardi chiamati santi e custodisce la pace cancellando la storia. Con un’asimmetria, però. L’Anticristo di Solov’ëv seduce in pubblico, Imu regna nascosto. In Moore la maschera benevola appartiene alla persona, in Oda al sistema. Il male, in entrambi i casi, porta i nomi del bene.
Si dirà che sono forzature, e in parte lo sono. Oda persegue altri fini e il metodo del «teologo-detective» rivendicato da Thiel soffre del vizio tipico delle ermeneutiche del sospetto, dove ogni dettaglio conferma la tesi di partenza. Ma liquidare l’intera operazione come stravaganza significherebbe rinunciare a capirla. Più che una genealogia in senso moderno, fatta di discontinuità e contingenze, quella di Thiel è una lettura figurale. Nerone prefigura, Imu compie. Bensalem prefigura, il governo mondiale compie. È l’ermeneutica tipologica dei Padri, risuscitata e applicata alla cultura di massa.
Il maestro resta René Girard, di cui Thiel fu allievo a Stanford. Girard costruì la teoria mimetica sui romanzieri, trattando Cervantes e Dostoevskij come antropologi più affidabili degli antropologi di professione. Thiel estende lo stesso criterio epistemico a un manga il cui forum di discussione conta più iscritti di quelli dedicati a Star Wars. La scelta ha una logica ferrea. Nel 1953 il filosofo Josef Pieper osservava che il nome dell’Anticristo «suona strano all’orecchio moderno». La teologia accademica ha smesso di porre la domanda escatologica, e la domanda è emigrata dove poteva sopravvivere: in ciò che la critica liquida come letteratura «pop». I lettori di Oda, che da trent’anni si affannano su forum e fanzine a decifrare allusioni e profezie disseminate in millecento capitoli, praticano senza saperlo una forma di midrash. Thiel annette quel lavorio collettivo e lo arruola al servizio della propria teologia politica.
Ultima nota. Alan Moore ha rinnegato ogni appropriazione indebita di Watchmen. La sua requisitoria più profonda, però, riguarda i lettori prima che gli editori. Nel 2022 ha dichiarato al «Guardian» di trovare allarmante che milioni di adulti facciano la fila per personaggi inventati mezzo secolo fa per ragazzini di dodici anni: quell’infantilizzazione, quella nostalgia di tempi e realtà più semplici, era ai suoi occhi «un precursore del fascismo». I fumetti, ha aggiunto, sono rimasti quel che erano; è stato il pubblico adulto a scendere alla loro età emotiva, e Watchmen porta una parte di colpa nell’equivoco. L’osservazione si lascia rivolgere contro l’intera operazione di Thiel. Se Moore ha ragione, l’Armageddon stesso è stato infantilizzato. La fine del mondo, per secoli materia di predicatori e concili, oggi si consuma come spettacolo seriale, paura addomesticata in capitoli settimanali e finte invasioni aliene. E un pubblico tenuto nell’infanzia è quello su cui il miracolo politico attecchisce meglio, perché un bambino spaventato accetta qualunque protettore. Thiel, che cerca nei fumetti i segni dell’Anticristo, rischia di trascurare il dato più anticristico di tutti…
L’operazione, dunque, rivela un tratto eversivo e insieme il suo rischio. Il canone carsico serve a procurare un pedigree alla visione di Thiel, a presentare le sue ossessioni come l’ultimo capitolo di una disputa aperta da Bacone. Chi controlla il canone controlla la lettura del presente. Resta il fatto che Thiel ha capito prima di molti chierici dove si forma oggi il senso comune. La battaglia per l’immaginario apocalittico si combatte in quelle storie ignorate dalla critica. E in quelle storie la posta in gioco è già data: quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra? Davanti all’utopia di Ozymandias, alla pace fondata sul massacro, l’unico che rifiuta è Rorschach, il giustiziere senza grazia che Moore manda a morire nella neve. «Mai compromessi», dice, «nemmeno di fronte all’Armageddon». Thiel, che a Roma ha chiesto di non accontentarsi delle promesse di pace e sicurezza, se in gioco c’è la libertà, sembra aver trovato in questa figura la sua controparte. Il mondo o niente. Senza compromessi nemmeno di fronte all’Apocalisse. Piaccia o meno, questa è una sfida – come non se ne vedevano da tempo.
Riferimenti bibliografici
P. Thiel, S. Wolfe, Voyages to the End of the World, «First Things», novembre 2025. Online: firstthings.com/voyages-to-the-end-of-the-world (pubblicato il 1° ottobre 2025).
A. Moore (testi), D. Gibbons (disegni), Watchmen, DC Comics, New York 1986–1987; ed. it. Watchmen, trad. di Leonardo Rizzi, Panini Comics, Modena 2022.
E. Oda, One Piece, Shūeisha, Tokyo, dal 1997 (in corso); ed. it. One Piece, Star Comics, Perugia, dal 2001, trad. Yupa; in corso di pubblicazione, vol. 113, giugno 2026.
A. Moore, intervista di Sam Leith, «The Guardian», 7 ottobre 2022.
V. Solov’ëv, I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo (1900); ed. it. a cura di Giovanni Faccioli, Marietti 1820, Genova–Milano 2007.
R.H. Benson, Lord of the World, Dodd, Mead & Company, New York 1907; ed. it. Il padrone del mondo, trad. di Paola Eletta Leoni, Jaca Book, Milano 2008.


